Questo romanzo nasce da una riflessione sul presente, più che da un’idea di futuro. I temi affrontati – il controllo, il consenso, il silenzio collettivo, la responsabilità individuale – non vogliono descrivere un mondo lontano, ma osservare meccanismi già esistenti, spesso accettati senza essere messi in discussione.
Lo pseudonimo utilizzato per quest’opera ha per me un valore simbolico. Deriva da un’immagine che appartiene alla mia formazione personale e culturale e che ha contribuito, nel tempo, a definire il mio sguardo sulla società e sul modo di raccontarla. Non è un riferimento narrativo, né un richiamo a opere o personaggi specifici, ma un segno identitario legato al percorso che mi ha portato a scrivere questa storia.
Il Concordato è il primo volume di una saga che intende sviluppare questi temi nel corso di più libri, lasciando al lettore il compito di trarre le proprie conclusioni, senza fornire risposte univoche o soluzioni preconfezionate.
Questo romanzo è un’opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a persone esistenti, vive o defunte, a luoghi, aziende, personaggi politici, istituzioni o eventi realmente accaduti è da considerarsi puramente casuale e frutto della narrazione. Le strutture di potere, i simboli antichi, gli archivi segreti e i corridoi del potere evocati in queste pagine servono unicamente alla narrazione: non intendono rappresentare fatti storici né attribuire a soggetti reali azioni, intenti o doveri.
L’autore declina ogni responsabilità per eventuali associazioni, interpretazioni o conseguenze derivanti dalla lettura del testo o associazioni con fatti o soggetti reali. Le opinioni, le scelte e le azioni dei personaggi non riflettono in alcun modo quelle dell’autore. Tutti i marchi, i loghi e i nomi citati appartengono ai legittimi proprietari e sono stati utilizzati unicamente per fini narrativi.